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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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CULTURA E ARTE: << "Das Lied von der Erde" di Gustav Mahler. Il congedo dalla vita elevato ad opera d'arte >>
Conosciuto anche a coloro i quali non abbiano una formazione musicale o storico-musicale, Gustav Mahler è il principale sinfonista dell'Europa musicale del suo tempo.

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Conosciuto anche a coloro i quali non abbiano una formazione musicale o storico-musicale, Gustav Mahler è il principale sinfonista dell'Europa musicale del suo tempo.
Mahler è stato un compositore di straordinaria grandezza, importanza che non gli viene da subito riconosciuta: entra nel grande repertorio solo negli anni Sessanta del '900, ben cinquant'anni dopo la sua morte. Non è la sua attività compositiva, però, a dargli la fama, bensì la sua carriera di direttore d'orchestra che lo rende celebre in tutto il mondo; la celebrità lo porta a ricoprire molte ed importanti cariche ufficiali e lo mette in relazione con grandi personalità culturali e artistiche, conducendo una vita densa di avvenimenti e incontri.
Per capire la sua opera, e in particolare "Das Lied von der Erde", è necessario conoscere (almeno a grandi linee) la sua biografia, la storia di una vita di successo ma segnata profondamente da eventi tragici.

Gustav Mahler nasce a Kalište, in Boemia (ora Repubblica Ceca), nel 1860 in una famiglia di ebrei tedeschi; la sua infanzia è fin da subito segnata dalle morti precoci di alcuni fratelli. A quindici anni entra al Conservatorio di Vienna e lì trova presto il suo posto nel gruppo a tendenza progressista, facendo le prime importanti conoscenze. Pochi anni dopo ha inizio la carriera direttoriale che subisce prontamente una rapida ascesa, infondendo alla vita musicale dell'epoca la sua personalità critica e progressista. Parallelamente all'attività direttoriale continua a comporre, cosa che lo porta ad affermarsi anche in questo campo ma con qualche incertezza, tra alti e bassi, sempre al centro di discussioni in merito.
Nella Vienna di fine '800 vive un'intensa stagione creativa e gode dell'ingresso nell'ala innovatrice della società viennese, in cui viene introdotto da Alma Schindler, sua futura moglie.
Segue un periodo molto produttivo, intenso, guidato da una carriera eccezionale e da un'attività compositiva instancabile. In generale, viene apprezzato molto più come direttore d'orchestra che come compositore ma questo non lo scoraggia.
Il 1907 è, per Mahler, l'anno più doloroso e devastante. Questo è l'anno in cui si dimetterà dal suo ruolo di direttore d'orchestra all'Opera di Vienna a causa dell'antisemitismo dilagante, l'anno in cui morirà sua figlia Anna a soli quattro anni e l'anno in cui gli verrà diagnosticata la grave malattia cardiaca che gli sarà fatale.
Seguono tre anni di vita densi di impegni come direttore d'orchestra al Metropolitan di New York. Muore a Vienna il 18 maggio 1911.
Tra le varie composizioni strumentali e vocali, Mahler ci lascia nove sinfonie e l'abbozzo di una decima, rimasta incompiuta. La sua musica riflette l'angoscia esistenziale ed è profondamente influenzata dalle sue esperienze e dai suoi conflitti interiori.

“Das Lied von der Erde”

“Das Lied von der Erde” (“Il canto della terra”), definita dallo stesso Mahler “sinfonia per tenore, contralto e grande orchestra”, è un vasto lavoro sinfonico-vocale che vede la fusione totale delle forme del Lied (forma breve tipica del romanticismo musicale tedesco, generalmente per canto e pianoforte) e della sinfonia, due mondi diversi tra loro ma che lo accompagnano in tutta la sua opera.
Sebbene da lui stesso definita “sinfonia”, quest'opera non è inserita tra le sinfonie numerate e, piuttosto, viene considerata come un ciclo di sei Lieder sinfonici, il principale della sua produzione, che si colloca al termine del suo percorso creativo.
La composizione di questo lavoro inizia nel 1907, anno decisivo e drammatico per il compositore, quando fa la conoscenza della raccolta “Die chinesische Flöte” (“Il flauto cinese”): l'argomento merita una digressione.
In un periodo storico di riscoperta e forte interesse per l'esotico, “Die chinesische Flöte” arriva nei paesi germanofoni grazie ad Hans Bethge che traduce in tedesco la raccolta.
Nello specifico, si tratta di un'antologia di ottantatré antiche liriche cinesi, risalenti alla dinastia T'ang del VIII secolo d.C., l'epoca classica della cultura cinese.
Sappiamo con certezza che Bethge non conosceva il cinese e perciò ne deduciamo che abbia attinto le liriche da fonti già tradotte in Europa; una fonte particolarmente rilevante è “Le Livre de Jade” di Judith Gautier, apparso in Francia nel 1867, con il sottotitolo “Poesie tradotte dal cinese” (la letterata francese aveva studiato questa lingua orientale).

Come già accennato, Mahler legge il testo di Bethge e gli ispira quest'opera, la sua opera più personale, come dichiara lui stesso.
“Das Lied von der Erde” è composta di sei vasti episodi (o movimenti) con argomento diverso tra loro:
I. “Das Trinklied vom Jammer der Erde” (“Brindisi dei mali della Terra”) - per tenore;
II. “Der Einsame im Herbst” (“Il solitario nell'autunno”) - per contralto;
III. “Vom der Jugend” (“Della Giovinezza”) - per tenore;
IV. “Vom der Schönheit” (“Della Bellezza”) - per contralto;
V. “Der Trunkene in Frühling” (“L'ubriaco in primavera”) - per tenore;
VI. “Der Abschied” (“L'addio”) - per contralto.

Come si vede, i movimenti sono divisi tra il tenore e il contralto e, ognuno di questi, ha un clima diverso e contiene un richiamo alla natura. Si può parlare di una vera e propria rievocazione delle bellezze terrestri nell'opera, in cui il compositore contempla gli aspetti gioiosi della vita, la natura e i piaceri ma nella coscienza che tutto sta per finire.
Tutta la composizione è un'autentica meditazione interiore; è stata composta nella consapevolezza della morte imminente, per questo è intrisa di drammaticità. La consapevolezza di essere affetto da una malattia incurabile infonde nell'opera di Mahler un sentimento di congedo e di meditazione sulla morte.
Parimenti, è anche sintomo di una grande lucidità per quanto riguarda l'accettazione dell'avvicendarsi della vita e della morte.
Più incisivo, intenso ed emozionante di tutti è il VI movimento, composto di due poemi e di un testo scritto dallo stesso Mahler, che eguaglia i precedenti cinque movimenti per estensione: è il congedo definitivo dalla vita terrena in cui il compositore piange le bellezze cantate nei primi movimenti. Fin dai primi suoni è chiaro il carattere e il tema di quest'ultimo episodio; le primissime note sono affidate al tam-tam, uno strumento a percussione dal suono grave affine al gong, che in Mahler simboleggia la morte. La musica va sviluppandosi in una struttura molto varia e particolare in cui mai viene persa di vista la tematica centrale dell'opera, la morte, punto di arrivo di questo viaggio musicale.
È l'ultima parte, la Coda, ad avere il più forte valore simbolico e metaforico. Il contralto, a cui è affidato il canto dell'intero movimento, intona la parola “Ewig” (eternamente) sette volte, ripetuta come un mantra; è il momento di illuminazione finale, una rivelazione che corrisponde all'accettazione della morte con serenità, come vuole la filosofia orientale. Anche il clima di sospensione in cui la musica è immersa conferma questo senso di liberazione totale.
L'opera si conclude con un finale sereno e sospeso, in un clima estatico che indica l'accettazione della morte come evento positivo, come ritmo costante della natura: bisogna accettare questa legge naturale per non temere più la morte. Questo discorso si rifà al Satori (“rendersi conto”) orientale, pratica del Buddismo Zen che prevede la rinuncia al proprio ego per raggiungere la serenità davanti alla morte; solo rinunciando alla propria individualità si può sperimentare un autentico risveglio spirituale, l'illuminazione.

Mahler non vivrà tanto a lungo da poter dirigere il suo “Das Lied von der Erde”, che sarà eseguito postumo nel novembre 1911, a Monaco, diretto dal suo assistente Bruno Walter.

C'è un aneddoto che lo riguarda, interessante perché ci rivela il carattere di Mahler e, allo stesso tempo, per il suo carattere premonitore. Mahler, per ragioni biografiche, è sempre stato ossessionato dal tema della morte ed era molto superstizioso; quando, nel 1904, compone la sua VI Sinfonia (detta “Tragica”) inserisce nell'ultimo movimento tre colpi di martello, a significare i colpi ricevuti dall'eroe. Al momento della prima esecuzione, Mahler decide di non far eseguire l'ultimo colpo di martello, quello che avrebbe dovuto uccidere l'eroe della sua sinfonia.
In qualche modo, questi colpi tornano nella vita del compositore solo pochi anni dopo, nel 1907: il primo questi è rappresentato dalla campagna antisemita scatenatasi all'Opera di Vienna, evento culminato nelle sue dimissioni, dopo dieci anni direzione lì; il secondo lo riceve con la prematura morte della figlia; il terzo è rappresentato dalla scoperta della sua malattia cardiaca che, proprio come accade all'eroe della sua sinfonia, lo ucciderà.

“Le mie sinfonie trattano a fondo il contenuto di tutta la mia vita,
dentro vi ho messo esperienze e dolori,
verità e fantasia in suoni.”


Alexia Nottoli


Bibliografia:
• “Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti. Le Biografie” (DEUMM), diretto da Alberto Basso, Torino, UTET, 1985-1990.
• “La nascita del Novecento” vol. 10, in Storia della musica a cura della Società Italiana di Musicologia, Guido Salvetti, Torino, EDT, 1991.
• “Manuale di storia della musica. L'Ottocento: la musica strumentale e il teatro dell'opera” vol.3, Elvidio Surian, Torino, Rugginenti, 1993.

Altre fonti:
• Conferenza multimediale di Gastón Fournier-Facio, “Il Canto della Terra di Mahler. Uno sguardo Zen sulla vita e sulla morte”, tenutasi il 25 novembre 2014 in Salone Marescotti presso il Dipartimento delle Arti – Sezione di Musica e Spettacolo (via Barberia 4, Bologna).


 

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Alexia Nottoli
18-4-2017



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