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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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ANDROLOGIA: << La sterilità maschile >>

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CENTRO MEDICO EUDERMICO ITALIANO

Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi industrializzati soffre di problemi di fertilità ed in almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva. La sterilità maschile è una condizione dovuta essenzialmente al fatto che il seme maschile non è in grado di fecondare l’ovocita, la cellula germinale femminile.


Si può distinguere tra infertilità maschile primaria, quando l’uomo non ha mai fecondato alcuna donna, e infertilità maschile secondaria, quando l’uomo ha già fecondato una donna (partner attuale o precedente). In questo secondo caso, normalmente le chance di recuperare la fertilità sono maggiori rispetto all’infertilità primaria.


Per quanto riguarda in particolare l’infertilità maschile in Italia, un dato certo è che la quasi totalità degli uomini (90%) non fa prevenzione e non consulta l’andrologo preventivamente e un secondo dato preoccupante è che ben il 50% degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica nemmeno a seguito di una diagnosi di infertilità.


La sterilità maschile riconosce molteplici cause, tutte caratterizzate dal fatto di essere in grado di provocare una di queste condizioni: oligospermia, condizione in la conta spermatica è inferiore a 5 milioni per ml; astenospermia, condizione di ridotta motilità spermatica; teratospermia, condizione in cui meno del 40% degli spermatozoi non ha una forma corretta.


Sono numerosi i fattori che possono influenzare negativamente, per tutto l’arco della vita di un uomo, la sua capacità riproduttiva, determinando situazioni di infertilità transitorie o definitive.


  • Quando la febbre supera i 38,5 °C può alterare la spermatogenesi per un periodo fra i 2 e 6 mesi
  • Alcuni tumori e il loro trattamento, come ad esempio chemioterapia o radioterapia possono avere un effetto soppressivo sulla fertilità e durare 3-6 mesi
  • Episodi ricorrenti di infezioni urinarie e trattamenti inadeguati possono essere associati a danni testicolari e epididimari per reflusso ascendente con conseguente scarsa qualità del liquido seminale.
  • Alcune malattie a trasmissione sessuale, quali la sifilide, la gonorrea, le infezioni da Chlamydia e il virus HPV, possono rappresentare fattori di rischio per la fertilità.
  • Anche un’infiammazione dell’epididimo rientra tra i fattori di rischio.
  • Orchite a seguito della parotite (orecchioni), ma anche in caso di infezioni virali da o herpes e più raramente forme batteriche.
  • La dilatazione venosa associata al varicocele si associa talora all’infertilità.
  • La ritenzione testicolare monolaterale o bilaterale influenza in modo variabile la fertilità.
  • Traumi e torsioni testicolari.
  • Le disfunzioni sessuali cui possono associarsi problemi di fertilità sono l’eiaculazione retrograda (che non consente la deposizione del seme in vagina poiché viene eiaculato nella vescica) e la disfunzione erettile (l’incapacità a raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente).



Tra i fattori che incidono sulla difficoltà di un uomo ad avere figli, oltre a quelli fisiologici, ci sono anche lo stress, i fattori ambientali (inquinamento) e gli stili di vita scorretti (abuso di alcool, fumo, uso di droghe, eccesso di caffè).


Per un primo inquadramento dell’infertilità maschile è quindi obbligatorio effettuare almeno due valutazioni del liquido seminale. Lo spermiogramma, esame del liquido seminale, che comprende la valutazione delle caratteristiche degli spermatozoi e del plasma seminale. Per completare la diagnosi può essere opportuno approfondire le indagini attraverso analisi più specifiche sul liquido seminale con tecniche di imaging e biopsia testicolare. L’obiettivo del trattamento dell’infertilità maschile è quello di migliorare la qualità del seme del paziente e/o di fare il miglior uso possibile dei suoi spermatozoi.


Si stima che un terzo degli uomini infertili, una volta sottoposto alle adeguate cure, riesce ad avere una paternità naturale. In caso di sterilità maschile la terapia è ovviamente dipendente dalle cause che ne sono alla base. Se siamo in presenza di un’inadeguatezza dello sperma, una volta accertatane l’origine è per esempio possibile intervenire farmacologicamente o chirurgicamente; se il problema è infatti relativo a carenze di tipo ormonale si potrà ricorrere all’assunzione di farmaci specifici (somministrazione di gonadotropine, in particolare FSH); se il problema è causato da processi infettivi può essere sufficiente una terapia a base di antibiotici che rimuova il problema; se invece siamo di fronte a un problema fisico quale per esempio il varicocele, si può intervenire chirurgicamente e risolvere definitivamente la situazione. Se tutti gli interventi sopracitati non migliorano il quadro della fertilità si possono prendere in considerazione le tecniche di procreazione medicalmente assistita.

 

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Redazione NuonaItaliaMedica
26-3-2015



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