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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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SESSUOLOGIA & EDUCAZIONE SESSUALE: << LA VULVODINIA >>
dolore cronico

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La vulvodinia è un dolore cronico nella zona che circonda la vulva (la parte più esterna dei genitali, dove ha sbocco la vagina), senza nessuna causa apparente. Il dolore, il bruciore o l’irritazione connessi alla malattia possono essere talmente fastidiosi da non permettere di rimanere sedute o di avere rapporti sessualì, i sintomi possono persistere per mesi o addirittura per anni.
La causa esatta della vulvodinia è sconosciuta, ma tra i fattori che possono contribuire ricordiamo: lesioni o irritazioni ai nervi che circondano la regione vulvare, precedenti di infezioni vaginali, allergie o ipersensibilità localizzata della pelle, sbalzi ormonali.
Molte donne affette da questa malattia hanno dei precedenti di vaginiti ricorrenti o candida ricorrente. Alcune di esse possono aver subito abusi sessuali, ma la maggior parte non presenta cause specifiche. Non è sessualmente trasmessa e non è un sintomo di un tumore.
Il sintomo principale della vulvodinia è il dolore nella zona genitale, caratterizzato da bruciore, irritazione, dolore pungente, secchezza, dispareunia (dolore durante i rapporti), dolore pulsante, prurito. Lo si può avvertire in tutta la vulva oppure può essere localizzato in una zona ben precisa, ad esempio nel vestibolo, cioè nell’apertura della vagina. Il tessuto vulvare può anche non apparire infiammato o gonfio, anzi, nella maggior parte dei casi la vulva ha un aspetto normale e a tal proposito, il disturbo è stato classificato per anni come “esclusivamente psicosomatico” o, addirittura, “psicogeno”. Negli ultimii anni invece l’attenzione dei ricercatori si è concentrata su questo disturbo definendolo una vera e propria patologia dipendente da una neuropatia, un'alterazione del nervo pudendo (che parte dall'osso sacro e innerva i genitali, il retto e il perineo) scatenata da una risposta anomala agli stimoli infiammatori. Il tutto aggravato da una muscolatura vulvoperineale ipercontrattile.
La vulvodinia è stata diagnosticata nell'8-12% delle donne che si sottopongono a controlli ginecologici di routine, pur rimanendo un disturbo pressoché vago. È sconcertante come una buona parte delle donne a cui è stato diagnosticato il disturbo della vulvodinia, sia stata precedentemente valutata soltanto come “affetta da dolore psicologico e psicotico”.
Prima di formulare una diagnosi il medico farà diverse domande per farsi un’idea della storia medica della paziente e per capire la zona, la natura e la gravità dei sintomi.
Il ginecologo esamina i genitali esterni e la vagina alla ricerca di infezioni o di altre cause dei sintomi della vulvodinia. Anche se all’esame visivo non c’è traccia di infezioni, il medico può prelevare un campione di cellule dalla vagina alla ricerca di un’infezione vaginale, ad esempio la candida o la vaginosi batterica oppure può effettuare un tampone vaginale.
La terapia della vulvodinia mira ad alleviare i sintomi; non esiste una singola terapia che funzioni per tutte le donne. Gli antidepressivi triciclici o gli anticonvulsivanti possono essere utili per alleviare il dolore cronico mentre gli antistaminici possono far diminuire il prurito. I farmaci, come le creme a base di lidocaina, ad uso locale, sono in grado di alleviare temporaneamente i sintomi. Il medico può prescrivervi di applicare una crema di questo tipo mezz’ora prima dei rapporti per diminuire il fastidio e il dolore. Chi soffre di dolore costante che non risponde alle altre terapie, può trarre beneficio dalle iniezioni locali di sostanze che bloccano i nervi. Se invece il dolore è localizzato nell’anello imenale (vulvodinia localizzata, vestibolite vulvare), la rimozione chirurgica della pelle e dei tessuti colpiti (vestibolectomia) può essere utile per alleviare il dolore in alcune donne.
Curiosa è l'importanza della dieta nella vulvodinia: i cibi ricchi di ossalati (noci, cacao, tè, spinaci, barbabietole, legumi) dovrebbero essere evitati dalle donne affette da vulvodinia, poiché queste sostanze sono espulse con l'urina e, ad alte concentrazioni, potrebbero formare microcristalli a livello renale ed accentuare il bruciore nelle donne colpite da vulvodinia.
Le strategie terapeutiche atte alla guarigione della vulvodinia non possono essere limitate semplicemente alla cura dei sintomi, ma devono controllare anche gli aspetti fisiopatologici. La psicoterapia aiuta a guarire i disturbi psicologici che si celano nella vulvodinia, ma da solo, il trattamento psicologico riesce solo raramente a guarire completamente il disturbo.

 

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Nim
8-7-2014



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