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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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PSICOLOGIA: << Il mobbing >>

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Molto si parla negli ultimi anni di "mobbing", di accanimento di un singolo o di un gruppo contro una vittima designata nell'ambiente lavorativo. Il Mobbing II termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall'etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento di alcune specie animali che circondano un proprio simile e lo assalgono rumorosamente in gruppo al fine di allontanarlo dal branco.
Il mobbing si manifesta tramite una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte dei colleghi o superiori" attuati in modo ripetitivo e protratti nel tempo per un periodo di almeno sei mesi. In seguito a questi attacchi la vittima progressivamente precipita verso una condizione di estremo disagio che cronicizzandosi si ripercuote negativamente sul suo equilibrio psico-fisico.
La competizione per il raggiungimento degli obiettivi, gli stimoli per migliorare la produzione, le scelte per ottimizzare le economie, possono fare proliferare il fenomeno.
Si conosce oramai quasi tutto su ciò che accade ad un soggetto quando viene sottoposto ad una sequenza di sollecitazioni stressanti.I sintomi si evolvono in modo nascosto o palese, in funzione delle caratteristiche e del modo in cui la vittima risponde a queste sollecitazioni.
Sono ben conosciuti i danni che derivano all’umore, alle relazioni familiari, amicali e sociali, alla capacità di affrontare le incombenze quotidiane. Fino ad intaccare la voglia di continuare a vivere. La maggior parte dei potenziali casi di mobbing sono infatti (e per fortuna) interrotti nelle fasi iniziali del fenomeno. Gli individui rispondono in modo adeguato, con atteggiamenti e comportamenti che riescono a rompere il meccanismo.
Il mobbing si può scatenare in modo premeditato ma anche in modo involontario. Gli individui che possiedono e che coltivano caratteristiche di “mobber”, prima o poi, possono trovare un ambiente di complici per colpire una “vittima”. Ma anche gli individui che possiedono e che coltivano le caratteristiche di “vittima” prima o poi possono trovare le condizioni per creare un “mobber”.
Non esistono casistiche precise, ma il numero di casi di mobbing sembra essere in continuo aumento. In Europa tale fenomeno sta assumendo dimensioni sociali di notevole rilievo. In Italia circa il 6 della popolazione attiva (approssimativamente un milione e mezzo di lavoratori). La Costituzione (artt. 2-3-4-32-35-36-41-42) tutela la persona in tutte le sue fasi esistenziali, da quella di cittadino a quella di lavoratore. Molti comportamenti che caratterizzano il mobbing trovano inoltre una precisa connotazione in numerosi articoli del codice penale (abuso d'ufficio, delitto di percosse, delitto di lesione personale volontarie e colposa, ingiuria, diffamazione, minaccia, molestie).
Se è vero, come è vero, che il mobbing ha così gravi conseguenze morali, sanitarie ed economiche, per la vittima, per l‘ambiente e per la società intera, non sembra logico lasciare le cose all’iniziativa estemporanea ed abbandonare l’interessato a sé stesso.
Qualora non sia possibile o non si voglia passare attraverso i Sindacati, è molto importante chiedere informazioni e consulenza agli appositi Osservatorî sul fenomeno del mobbing istituiti proprio per monitorare un fenomeno molto più diffuso di quanto possa sembrare, dai confini sfumati e dalle modalità subdole. Si rende necessario istituire dei centri di competenza in grado di coordinare la materia ed offrire sostegno per affrontare il problema ed interrompere il meccanismo.

 

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20-3-2012



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