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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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PSICOLOGIA: << La cinofobia >>

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È definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata dei cani o della rabbia che questi potrebbero trasmettere. C'è chi ne ha un vero terrore, chi preferisce non toccarli o chi cambia strada quando ne incontra uno anche se al guinzaglio.

I bambini piccoli sono più suscettibili ad acquisire paura dei cani semplicemente perché ci sono più cose che li spaventano: i cani fanno rumore e movimenti bruschi che possono spaventare molti bambini, anche se in genere esposizioni premature e inoffensive ai cani di solito prevengono la comparsa della cinofobia.

Negli adulti in molti casi non c'è stato un evento scatenante, ma il timore si è sviluppato per una serie di motivi che vanno dal fomento sociale fino alla semplice ignoranza. La paura può dirigersi verso tutti i cani o solo verso una certa razza, colore o misura.

La paura potrebbe derivare anche da una mancanza di conoscenza, dal fatto che si hanno poche occasioni per entrare in contatto con un essere il cui comportamento è poco prevedibile e controllabile e la cui presenza crea insicurezza

Negli animali, inoltre, vediamo all’opera i nostri stessi istinti più primitivi, come il desiderio di mordere, di graffiare o di aggredire chi non ci piace. Insomma, guardare gli animali è un po’ come guardare in faccia la propria “brutalità”, il che può affascinare ma anche spaventare.

È chiaro che il fobico come prima soluzione ai suoi problemi tenda ad evitare con grande cura e attenzione tutte le situazioni che possono generare ansia. Pertanto la fuga si verifica solo nei casi in cui non è riuscito a prevenire l’evento. Tutto ciò naturalmente implica piccole ma potenzialmente anche notevoli rinunce e impedimenti alla propria vita privata a seconda della natura della fobia, e nel caso la fobia sia rivolta verso i cani, l'animale domestico per eccellenza, tale problematica può diventare invalidante per chi ne soffre.
Ma con l'aiuto di un terapeuta la paura può essere sconfitta definitivamente.

La desensibilizzazione sistematica è stato il primo metodo largamente utilizzato nel trattamento comportamentale delle fobie; esso implica prima di tutto l’addestramento del paziente ad acquisire la capacità di rilassarsi

Il paziente si serve poi di questa capacità appresa mentre immagina una serie di situazioni sempre più spaventose, che ha messo a punto con il terapeuta.

Si parte dalla situazione che provoca meno paura fino ad arrivare a quella più temuta.

Il paziente che ha paura dei cani potrebbe guardare immagini del cane, per esempio. Appena il paziente inizia a sperimentare i primi sintomi della paura, il terapeuta che lavora con lui in relax, gli insegnerà a restare calmo in risposta all'esposizione. Il paziente raggiungerà quindi un punto in cui è desensibilizzato e avrà una reazione neutra alla foto di cani. Il terapeuta potrà provare l'escalation l'esposizione il paziente alla visione di un video con un cane, chiedendo al paziente di immaginare i cani, e così via, fino a quando il paziente è abbastanza comodo per la fase finale, e verrà esposto ad un cane in carne ed ossa.

Questo processo può richiedere periodi più o meno lunghi di tempo, in ogni caso è necessario, anche da parte di familiari ed amici, evitare di fare pressione sui pazienti, in quanto questo li può traumatizzare e generare in loro di nuovo la paura, evitando magari anche stupidi scherzi, come quello di portare con sé un cane all'insaputa dell'amico fobico!

 

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Nim
12-7-2011



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