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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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PSICOLOGIA: << Uscire dalle emozioni negative: una via possibile? >>

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TRICOLOGIA MEDICA

Rabbia, irascibilità, sconforto, delusione, dolore, rigidità, ossessività, ira, invidia: quante volte proviamo queste emozioni, e tante altre? E dopo averle provate? I sensi di colpa.

La società moderna tende a demonizzare queste emozioni: ci ha insegnato a considerarle negative, parti di noi stessi da dominare, controllare, o in casi più estremi da eliminare, come se non facessero parte del nostro stesso essere.

Nel profondo aderiamo a questo modello che ci vuole tutti dei "bravi ragazzi".
A volte per sentirci accettati.
A volte perché nel passato hanno avuto conseguenze troppo dolorose che hanno lasciato il segno, per cui abbiamo promesso a noi stessi che non sarebbe più successo.
Altre volte l'emergere di queste emozioni ci fa sentire inadeguati, sbagliati, diversi.

Eppure emergono, più spesso di quanto ci piacerebbe.

Tentiamo di controllarle, impariamo delle tecniche, frequentiamo dei corsi, seguiamo dei seminari.
Nel peggiore dei casi compiamo gesti che, nell'illusione di proteggerci da queste emozioni, in realtà si rivelano dannosi per la nostra salute.

In tutto questo si trova un comune denominatore: il controllo.
Tuttavia più cerchiamo di controllarle e reprimerle, più la tensione aumenta, con la sensazione di esplodere da un momento all'altro.

Il punto è proprio questo: è possibile impedire qualcosa che, in fin dei conti, è insito nella natura dell'essere umano?

Proviamo a pensare in termini un po' diversi: che cosa succederebbe se ci lasciassimo andare a queste emozioni? Immaginate: come vi sentireste se poteste per una volta esprimere queste emozioni con tutto voi stessi?
E se questo potesse avvenire in un ambiente protetto, in uno spazio opportunamente gestito da un professionista?
Se all'interno di questi momenti fosse possibile sperimentare la forza che si cela dietro queste emozioni negative, e imparare ad utilizzare questa energia per fini più produttivi?

La strada per arrivare a questi obiettivi passa attraverso delle tappe obbligate.

1) Riconoscere il fatto di essere individui portatori anche di queste emozioni "meno desiderabili" e che possiamo provare queste emozioni al pari di quelle positive.
Questo implica il fatto che dentro di noi esista anche una natura oscura, e che quest'ultima sia parte integrante della nostra persona.
Implica inoltre la consapevolezza che provare le emozioni non significa necessariamente agirle: una volta compresa questa differenza siamo in grado di provare la negatività in tutta libertà.
2) Permettersi la possibilità che queste emozioni emergano in superficie.
Sembra paradossale, ma consideriamo che la vera libertà è rappresentata dall'essere in grado di scegliere, e la scelta implica la presenza di più strade che potremmo percorrere.
Nel momento in cui proviamo solo emozioni positive perché abbiamo represso quelle negative, oppure entriamo in emozioni negative perché non siamo in grado di sentire quelle positive, allora non siamo liberi.
Se invece di fronte ad un evento sentiamo che potremmo entrare nelle emozioni negative esattamente come potremmo entrare in quelle positive, allora ci troviamo di fronte ad una scelta.

Presa coscienza delle emozioni negative che albergano in noi, arriviamo a contattare l'enorme energia congelata in queste.

Facciamo un altro esercizio: pensate a quanta energia spendiamo per mantenere viva la nostra rabbia. Ed il nostro astio, il nostro rancore, dopo molti anni ancora vivi, come se il tempo non fosse mai passato?
Adesso pensate a cosa succederebbe se la stessa quantità di energia la impiegassimo per degli scopi più positivi. Non male, vero?

A questo punto sarà sorta una domanda: come è possibile ottenere tutto ciò?
La risposta è: non è possibile ottenerlo.
La domanda in effetti è mal posta: non si è parlato di controllare, bensì di darsi il permesso.

In altre parole: lasciare che accada.

Il fulcro sta proprio in questo.
Il benessere, inteso in senso generale, presuppone rilassamento, mancanza di nodi (responsabili delle contratture sia fisiche che psichiche), in modo che l'esistenza possa scorrere fluidamente e senza ostacoli.
Volere raggiungere questo stato attraverso la lotta porta ad un risultato illusorio, e comunque temporaneo.
Raggiungere l'obiettivo con queste modalità lascia dietro di sè una scia di sangue (spesso il nostro), si generano nodi che costituiranno nuovi blocchi, quindi nuovi ristagni di idee e pensieri, con la conseguenza di nuovi sentimenti nocivi: per ottenere il benessere in certe aree creiamo del malessere in altre.

C'è qualcosa che stona in questo processo, non trovate?

Consideriamo l'altra via: rilassarsi, e lasciare che tutto scorra.

In questo caso la soluzione non è quella di attaccare il nodo, di considerarlo come un nemico, bensì di concepirlo come qualcosa che per un certo periodo ha fatto parte di noi, che noi stessi abbiamo creato e che per tutto questo tempo ha assolto alla funzione che gli abbiamo assegnato.

Lasciare che i nodi si sciolgano, e che l'energia impiegata per mantenerli in vita possa tornare a fluire e scorrere nella nostra vita.

Questo comporta lasciare andare i pensieri negativi che ci attanagliano da anni.
Non basta: dobbiamo anche darci il permesso di vivere una vita positiva.

A volte può sembrare impossibile: le difese sono tante.

Non è facile riconoscere che per anni abbiamo adottato, sostenuto e difeso atteggiamenti che in realtà ci hanno solamente arrecato un grande danno.
Non è facile ammettere di avere bisogno dell'aiuto di qualcuno che conosca questi meccanismi e con il quale possiamo lavorare per scioglierli.

Soprattutto, non è facile ammettere che possiamo anche tendere alla felicità.
Non è facile, ma è possibile...


Dr Ivan Ferrero - Psicologo

ivan.ferrero@life360.it

 

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Dr. Ivan Ferrero
6-10-2010



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