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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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PSICOLOGIA: << SESSUALITÀ E AFFETTIVITÀ NELL'AVANZARE DEL TEMPO >>

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ANTONINO PELLEGRITI CME NET

Mi sento fortunata per la mia professione. Sia in qualità di psicoterapeuta che di formatrice mi occupo di persone. Di quel nucleo tenero e riservato oppure problematico che ognuno protegge dentro di sè. L'affettività e la sessualità abitano lì.
Non si può vivere senza amore, senza darne e riceverne: nella coppia o al proprio gatto, nel volontariato o ai nipoti.
Le strade della sessualità sono più complesse e fragili, fanno i conti con mille variabili. Ma in ogni caso ognuno di noi “sta” nella vita come uomo o come donna, come persona inevitabilmente sessuata.
L'università della terza età e del tempo disponibile è un universo di persone. Si sfiorano col gomito nei banchi; si incontrano nei corridoi e si sorridono; confrontano esperienze ed opinioni; comunicano tra loro e si fanno compagnia.

É un mondo di donne e e di uomini, di adulti e di anziani. Ognuno con i propri sentimenti. Ognuno con la propria corporeità, accettata, ferita, mutata; con una sessualità: appagata, sofferente, ignorata.
Ho incontrato tante storie nel corso di questi anni. Alcune mi interpellavano come formatrice, altre come terapeuta; altre ancora chiedevano solo ascolto. Ognuna ha rappresentato per me un elemento prezioso del vivere, del con-dividere, dell'apprendere. Da queste storie, oltre che dai libri, traggo le considerazioni che seguono.

Quanta acqua è passata sotto i ponti nell'ultimo trentennio.
Proveniamo da un modo in cui affetti e sessualità erano per così dire "realtà trattenute". I vecchi ci raccontano che marito e moglie si sposavano senza conoscersi, si davano del "voi"; il loro scambio sessuale era spesso frettoloso e senza reciprocità. I sentimenti ognuno se li teneva per sè, per pudore o vergogna, oppure per consuetudine. I figli venivano educati senza tante carezze. La sofferenza non mancava, ma era considerata parte della vita. Come del resto l’aiuto reciproco. Un mondo essenziale.
Quelle stesse giovani spose timide, quei mariti avvezzi alla fatica, quei bimbi silenziosi e ubbidienti, sono entrati nella macchina del tempo. Passato mezzo secolo, si trovano ora a vivere in un mondo spalancato, aperto, esibito; nel quale sesso e cuore rappresentano fattori di audience per "Il grande fratello".

Accade che alcuni si ritraggano spaventati. Altri invidiano gli adulti più giovani. Altri ancora, con coraggio e paura, affrontano un percorso faticoso ed entusiasmante verso un nuovo equilibrio: per comprendere e per crescere. Mi piace ascoltarli nei loro dubbi; sostenerli nel loro desiderio di cambiare; attivare la comunicazione nel gruppo affinché si aiutino reciprocamente; fornire loro strumenti che li aiutino a "leggere" il percorso e la fatica che essi stessi e i familiari provano.
Nel rileggere il passato, frequentemente le persone rievocano un'educazione sessuale piena di silenzi e di proibizioni, un’educazione affettiva con scarsi gesti di tenerezza seppure piena di amore. Una precettistica religiosa castrante. Riferiscono di stereotipi e pregiudizi relativi alla sessualità femminile, considerata soprattutto nella sua valenza procreativa e di "servizio dovuto" al marito; e al contempo di stereotipi relativi alla sessualità maschile, che davano luogo a comportamenti di sopraffazione o di sesso senza tenerezza. In queste rievocazioni emergono aggressività e risentimento; verso la Chiesa; verso i propri genitori. Ma poi compare una riflessione: tutto ciò era frutto di un'epoca.

Raccontano anche le difficoltà incontrate nel creare una nuova famiglia partendo da tali premesse. Evidenziano la scarsa comunicazione fra uomo e donna; l'ignoranza sulla sessualità e sui meccanismi di funzionamento soprattutto da parte della donna; l'inesistenza o il mancato utilizzo di una contraccezione efficace; il peso del “peccato”; la famiglia patriarcale; l'assillante presenza della suocera.

Quando si riferiscono al presente, cose belle e brutte si spartiscono il campo. Emergono situazioni serene e appaganti, in cui le persone ci interpellano per "saperne di più", per migliorare l'intesa di coppia, per capire maggiormente l'altro/a nelle sue reazioni psichiche e fisiche, per superare i limiti sessuali dati dall'età o dalla malattia. Riflettiamo insieme su come la sintesi di tenerezza ed erotismo possa rappresentare il frutto pieno e succoso di una fase di vita psicologicamente matura.

Altre persone accennano alle loro difficoltà. Uno dei problemi maggiori è rappresentato dal ritiro unilaterale dalla vita affettiva e/o sessuale di uno dei due. Esso lascia l'altro in uno stato di abbandono e di freddezza.

Le motivazioni risultano differenti nei due sessi. Nel caso della donna, se per lunghi anni ha vissuto la sessualità come imposizione da parte del marito, ora lo ricambia con un risentimento a lungo covato e che talvolta non si attenua neppure di fronte alla malattia del coniuge; un risentimento che la porta a disprezzare esplicitamente le proposte sessuali o i gesti dell'affetto dell'altro, a ridicolizzarli di fronte ai figli; a negarsi con freddezza; a riservare i tempi della tenerezza per i nipoti. Nell'uomo il distanziamento affettivo e la rinuncia ai gesti sessuali sono dovuti più spesso alla noia della consuetudine; alla scarsa attrazione fisica per una partner non tanto invecchiata ma "trascurata"; alla paura del fallimento; alla fatica verso un linguaggio affettivo mai veramente appreso.

Un'attenzione tenera riservo alle persone "sole". La maggiore parte sono donne vedove, che dopo anni di famiglia e di coppia, si trovano ora a fare i conti con una tavola inutilmente apparecchiata, con un letto vuoto. Ma ci sono anche nubili che non si sentono single, che non hanno mai trovato la persona giusta. O scapoli, che hanno vissuto con la madre fin quando lei e loro sono diventati vecchi. Per quello che non hanno avuto, o per ciò che hanno perduto, esprimono sentimenti intensi. Di rimpianto, "ormai il tempo è passato". Di nostalgia dei momenti belli, talvolta idealizzati. Di positiva ristrutturazione dell'esistenza, dopo il vuoto iniziale. Ma non manca neppure l'apertura a nuovi sentimenti: l'innamoramento non è infrequente ed è sempre magico, come ad ogni età.
Quando invece l'incontro è razionale e calcolato esso rappresenta l'alleanza tra due solitudini. È quindi solo un "falso innamoramento", nel quale si chiede inconsapevole all'altro di colmare il vuoto esistenziale, di restaurare la propria identità carente attraverso una continua conferma. Ma nessuno, tranne la persona stessa, ha il potere di farlo. È questa una delle cause dell'insuccesso dei tentativi di cui i nostri studenti, ma soprattutto le studenti, si dichiarano deluse.
La persona e la coppia adulta, ma anche quella anziana, decidono talvolta di chiedermi aiuto quale "addetta ai lavori": per superare i problemi affettivi e/o sessuali, ma anche per migliorarne la qualità.

Nel caso della coppia adulta o anziana, l'esperienza clinica mi porta a incontrare con maggiore frequenza le seguenti problematiche.

La mancanza di desiderio soprattutto femminile, legata a risentimenti antichi e tenuti sotto controllo per una vita, un controllo che cede coll'accumularsi del tempo, con l'avanzare dell'età, con l'indebolirsi dell'autorità del marito.
Le caratteristiche dei preliminari, spesso classicamente troppo brevi per la partner femminile, ma anche vissuti come troppo "stiracchiati" dalla donna adulta o anziana ormai pratica dei meccanismi di funzionamento; la necessità dell'uomo di una certa età di "essere aiutato" attraverso essi ad attivare i meccanismi fisiologici arrugginiti dall'età.
La pesantezza della ripetitività: superati gli stereotipi e raggiunto nel tempo un buon grado di intimità, alcune coppie manifestano il desiderio di esplorare una strada di creatività nel gesto sessuale.

Il meccanismo della penetrazione e dell'orgasmo, è in cerca di "adattamenti" in considerazione delle modificazioni fisiologiche dovute all'età.
Quando uno dei due della coppia si allea con i figli, la conseguenza può essere di svalutare o escludere l'altro ridicolizzandone il trasporto affettivo e/o il desiderio sessuale.
La persona sola invece chiede di essere aiutata ad elaborare il lutto; ad affrontare i sensi di colpa nel momento in cui decide di ri-progettare la vita con la gioia dell'autonomia; ad avere un confronto per gestire in maniera adeguata cuore e sesso in una nuova situazione affettiva. Ma chiede anche come non scaricare sui figli la propria affettività irrisolta, in quale modo trovare uno sbocco sociale ad un cuore che ha ancora molto da offrire.
E' bello poter affermare che buona parte delle problematiche psichiche e fisiche può essere risolta; che la vita della persona e della coppia può, ad ogni età, diventare più ricca e coinvolgente.
Dott. Carla Maria Brunialti, Psicoterapeuta e Sessuologa clinica
CENTRO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA
ROVERETO (TN)

 

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Carla Maria Brunialti
28-4-2010



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