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Argomento di primissima attualità la RU486, meglio conosciuta come “pillola abortiva” è stata introdotta in Italia da qualche giorno, portando con sé polemiche di varia natura. In questo ambito non vogliamo in alcun modo esprimere pareri riguardo l'interruzione volontaria di gravidanza, ma solo offrire un servizio di informazione.
L’interruzione farmacologica di gravidanza viene effettuata con due farmaci: la pillola Mifegyne (conosciuta anche con il nome di RU 486 o mifepristone ) e una prostaglandina.
Il mifepristone è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza ( entro il 49esimo giorno dalla data di inizio dell'ultima mestruazione ). Prodotto sotto forma di pillola, viene commercializzato con il nome Mifégyne o come Mifeprex. Durante le prime sperimentazioni fu usata la sigla RU-38486, poi abbreviata in RU-486, dall'azienda produttrice.
Il mifepristone è una sostanza che impedisce al progesterone di svolgere il suo lavoro, occupandone i recettori nell'apparato genitale femminile.
Il progesterone è l'ormone che assicura il mantenimento della gravidanza per le sue diverse azioni sulle strutture uterine. Il mifepristone blocca l'azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni.
Il risultato è che la somministrazione del mifepristone dopo che è avvenuto il concepimento induce l’aborto. In pratica, sostituisce il bisturi attivando gli stessi meccanismi che causano l’aborto spontaneo.
La prostaglandina induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti embrionali.
Solitamente vi sono dei crampi addominali leggermente piu' dolorosi di quelli mestruali, che cessano rapidamente. A volte questi dolori possono essere piu' forti o perdurare. Nel caso, vengono somministrati degli antidolorifici.
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La prostaglandina puo' provocare nausea ed una leggera diarrea.
Prima di procedere, però, è necessario determinare esattamente lo stadio della gravidanza (l’efficacia del farmaco è massima nelle primissime fasi) e controllare che non sia in atto una gravidanza extrauterina (può essere sufficiente un’ecografia).
Complessivamente, l’efficacia è del 95% circa, a patto che si agisca entro la settima settimana di gravidanza. Finora non ci sono state segnalazioni di incidenti gravi, ma deve comunque essere chiaro che abortire con la pillola comporta gli stessi effetti collaterali della procedura chirurgica: possibilità di emorragie, dolori addominali, disturbi gastrointestinali. Rispetto all’intervento, però, non c’è il rischio di lesioni all’utero e nemmeno i rischi legati a qualsiasi anestesia. Ovviamente, se il trattamento non ha effetto è necessario comunque procedere chirurgicamente.
Lo schema prevede la somministrazione di 600 mg di mifepristone e, due giorni dopo, la somministrazione della prostaglandina. Di norma, al massimo entro due settimane dalla somministrazione del secondo farmaco si produce l’aborto spontaneo, ma nel 75% dei casi l’aborto si verifica già entro 24 ore dall’assunzione della prostaglandina.
Attualmente la RU486 è in uso in tutti gli Stati dell'Unione Europea ad eccezione della Polonia e della Lituania oltre che dell' Irlanda e di Malta, paesi nei quali l'aborto è vietato.
Il metodo abortivo farmacologico non è 100% senza rischi. Ci possono essere rari complicazioni e sono conosciuti 13 casi mortali in Europa e in America Settentrionale - per più di 2 milioni di IVG realizzate con questo metodo. Solo pochi di questi decessi, possono in modo definitivo essere attribuiti direttamente alla Mifegyne, secondo le autorità sanitarie.
In Italia la pillola abortiva è accessibile negli ospedali dal 6 aprile 2010, previo ricovero.
Nim 15-4-2010
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