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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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SESSUOLOGIA & EDUCAZIONE SESSUALE: << Sviluppo dell'identità di genere >>
sesso e genere

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TRICOLOGIA MEDICA

I termini sesso e genere non sono sinonimi: con il primo termine gli psicologi designano i fondamenti biologici che differenziano i maschi e le femmine, invece il secondo termine rimanda allo stato psicologico che rispecchia il senso interiore di essere maschio o femmina. Il genere si fonda su un insieme di atteggiamenti, regole di comportamento e altri elementi distintivi, comunemente associati alla mascolinità o alla femminilità, definiti dalla cultura di appartenenza.
Il ruolo di genere, in parte derivato dall'identità di genere, corrisponde a tutto ciò che una persona fa o dice per segnalare agli altri o a se stesso il proprio tasso di mascolinità o femminilità. Si può anche dire che il ruolo di genere è la modalità esteriore con cui si vuol comunicare ciò che si ritiene essere maschile o femminile. Esso è conforme al senso interiore dell'identità di genere normalmente, ma in alcuni casi può manifestarsi in opposizione all'identità di genere portando ai cosiddetti disturbi dell'identità di genere. Il ruolo di genere non è stabilito alla nascita ma è il risultato di un apprendimento accidentale e non programmato delle esperienze in cui ci si è imbattuti nel corso della vita [13].
Altra cosa è l'orientamento sessuale, vale a dire ciò che innesca la risposta erotica della persona (omosessuale o eterosessuale). L'orientamento sessuale valuta la scelta dell'oggetto (uomo o donna) e le fantasie della persona - ad esempio, le fantasie erotiche su uomini o donne, o entrambi.
Sigmund Freud parla di mascolinità e femminilità: le due parole designano i caratteri biologici sessuali primari e secondari, quelli psicosessuali di attività e di passività e quelli assegnati socialmente, nelle varie culture, agli uomini e alle donne. Tuttavia, Freud quando si riferisce al genere minimizza gli aspetti di origine culturale. Mascolinità o femminilità non sono un fenomeno di "tutto o nulla" (o c'è o non c'è) nell'individuo, ma piuttosto si rileva sempre una combinazione di entrambi i caratteri. Per Freud la differenza di genere è radicata nella biologia ed è immodificabile, quindi. Secondo la teoria psicosessuale freudiana i bambini di entrambi i sessi sono inizialmente convinti che tutti sono uguali. La femminilità sarebbe il risultato del riconoscimento dell'assenza del pene. La mascolinità, è uno stato naturale e primigenio e la femminilità è una modificazione di questa [1], [2], [3].
Con Melanie Klein, l'elemento culturale nella differenza di genere sembra acquistare maggiore rilevanza. Gli elementi maschili e femminili sono sempre confusi inizialmente in un'unica figura, quella materna, e solo successivamente differenziati. L'invidia del pene, concetto cui Freud si appella per descrivere il turbamento profondo vissuto dalla femmina quando scopre la differenza anatomica genitale, è vista come una conseguenza della svalutazione della femminilità [4].
A differenza degli autori precedenti Robert Stoller (1968) evidenzia il concetto di identità di genere nucleare: i bambini sarebbero consapevoli della propria identità di genere prima di "scoprire" la differenza sessuale.
Per Stoller il bambino/a è consapevole della sua mascolinità/femminilità già entro il primo anno e mezzo di vita, indipendentemente dal DNA o dall'anatomia dei genitali. Secondo Stoller, fondamentali per l'identità di genere diventano allora: le etichettature di genere da parte dei genitori, l'identità di genere dei genitori medesimi, le identificazioni del bambino/a con i genitori di entrambi i sessi, i premi e le punizioni, le infinite esperienze con familiari, insegnanti, amici e colleghi di lavoro.
Secondo l'autore, l'accesso alla "femminilità" per la bambina è contraddistinto da un rapporto di sostanziale continuità con la madre, invece il bambino per evolvere verso una identità pienamente maschile deve passare attraverso un processo indispensabile e certamente più tortuoso di disidentificazione dalla madre [14],[5]. Parafrasando Lacan si potrebbe dire che il bambino "deve identificarsi con il padre, cioè con colui che introduce il bambino nella dimensione del desiderio separandolo radicalmente dal godimento rappresentato dalla madre" [6].
Tuttavia, quanto detto, non deve far pensare che i bambini siano una materia che può essere plasmata a piacimento dagli adulti. Non si può conformare interamente il comportamento dei bambini alle rappresentazioni mentali di maschio e di femmina presenti nella cultura di appartenenza. In realtà, i bambini svolgono una parte molto attiva nel processo di acquisizione dell'identità di genere. All'età di 4 o 5 anni, hanno già fatto propri gli stereotipi dei ruoli sessuali specifici della loro cultura e sono perfettamente consapevoli della propria identità di maschio o di femmina. Ricerche svolte in tutte le culture sembrerebbero mostrare che i bambini, acquisita questa consapevolezza, tendono a proiettare un'immagine di sé sempre più precisa in termini di maschio oppure di femmina. Perciò esplorano con attenzione le persone del loro sesso e adeguano il proprio comportamento a quello degli adulti osservati. Alla stregua quasi di una vera e propria "dichiarazione pubblica del genere", l'immagine dell'essere maschio rispetto all'essere femmina viene trasmessa agli altri [7],[8].
Ciò nonostante, occorre chiarire che non esiste necessariamente una sorta di «schema del proprio genere» che organizza le esperienze e le informazioni relative al sesso in una maniera univoca e uniforme. Il genere non è né un "destino ineluttabile", né una "tragica fatalità": non sono le evidenze sessuali a definire il genere. Insomma esistono molti modi, tutti adeguati, per essere maschio o femmina, o per essere uomo e donna in qualsivoglia cultura [9]. I concetti di mascolinità e femminilità si sono modificati nel corso della storia e possono cambiare anche in base all'età dell'individuo, allo status sociale, all'istruzione, al credo religioso, alle esperienze personali e persino all'interno della categoria professionale. Quindi, sia i maschi che le femmine sono esposti ad una grande varietà di comportamenti potenzialmente appropriati forniti dai modelli dello stesso sesso. Da tale varietà di possibilità congruenti con il genere, il singolo discrimina tra diverse opportunità di scelta.
Partendo da queste condizioni, il bambino fa confluire nella sua identità sessuale una varietà di elementi. Il risultato è un'identità di genere costituita da molteplici sfaccettature [10].
È verosimile che vi sia una ragione biologica, alla base di questa urgenza espressa dai primati umani di fissare con chiarezza, sia nella propria mente che in quella altrui, questo legame a uno dei due sessi.
Vista in chiave evoluzionistica, ai fini della riproduzione della specie, l'identità sessuale necessita di immediata identificazione: essa non può lasciare adito a dubbi di sorta, ma deve essere segno, inequivocabile quindi, dell'affinità biologica a uno dei due sessi [11]. Tuttavia, se è vero che maschio e femmina hanno un ruolo diverso in materia di produzione e riproduzione della specie (almeno all'inizio dei tempi), è anche vero che la disuguale distribuzione delle funzioni e dei lavori svolti da maschi e femmine, giustificata forse agli albori dell'evoluzione umana, ha finito per "sessualizzarsi, cioè per connotarsi in senso maschile e femminile" [12]. Ecco allora che termini come sesso, genere e ruolo di genere finiscono per sovrapporsi inevitabilmente. Ed è a causa di questa "sessualizzazione-confusione" dei ruoli o se volete in ragione di una colpevole e distorta attribuzione di significato (quando si dice le parole sono importanti), che si è formalizzata nel corso della storia una sorta di "istituzionalizzazione" della discriminazione sessuale ai danni delle donne.

Bibliografia
[9] BEM, S.L. (1985), Androgyny and gender schema theory: a conceptual and empirical integration, in T.B. Sonderegger (a cura di), Nebraska symposium on motivation, vol. 32, Lincoln, University of Nebraska Press, pp. 179-226.
[12] D'AGOSTINO G. (a cura di) [2000], Travestirsi. Appunti per una «trasgressione» del sesso, in Ortner S.B. e Whitehead H., Sesso e Genere, Sellerio editore, Palermo
[6] DI CIACCA A. & RECALCATI M. (2000), Jacques Lacan, Paravia Bruno Mondadori Editori, Milano.
[1] FREUD S. (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale, trad. it. in Opere, vol. IV, Boringhieri, Torino 1970.
[2] FREUD S. (1925), Alcune conseguenze psichiche della distinzione anatomica tra i sessi, trad. it. in Opere, vol. X, Boringhieri, Torino 1978.
[3] FREUD S. (1931), Sessualità femminile, trad. it. in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino 1979.
[11] GRAY P. (1997), Psicologia, Zanichelli, Bologna
[7] KOHLBERG L. (1966), A cognirive-developmental analysis of children's sex-role concepts and attitudes. In E. E. Maccoby (Ed.), The development of sex differences, Stanford: Stanford University Press.
[4] KLEIN M. (1945), Il complesso edipico alla luce delle angosce primitive, trad. it. in Scritti 1921-1958, Boringhieri, Torino 1978.
[13] MONEY J, EHRHARDT A A (1972), Man and Woman/Boy and Girl. Johns Hopkins University Press, Baltimore,
[10] SPENGE, J.T. (1985), Gender identity and its implications for the concepts of masculinity and femininity, in T.B. Sonde-regger (a cura di), Nebraska symposium on motivation, Lincoln, University of Nebraska Press, vol. XXXII, pp. 59-96.
[5] STOLLER R.J. (1985), Presentations of Gender, Yale University Press, New Haven & London.
[14] STOLLER R.J. (1968), Sex and Gender, Science House, New York.
[8] WHITING, B. B. & EDWARDS, C. P. (1988). Children of different worlds: The formation of social behavior. Cambridge, MA: Harvard University Press.

 

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Dott. Giorgio Giovanni
8-1-2007



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