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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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SESSUOLOGIA & EDUCAZIONE SESSUALE: << La nascita della vita nell'embrione, e il suo sviluppo nel feto >>
Grazie alla funicolocentesi è ora possibile studiare lo sviluppo della ghiandola nel feto.

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La nascita della vita nell'embrione, e il suo sviluppo nel feto, è sempre stata avvolta dal velo del mistero, che negli ultimi anni ha cominciato a poco a poco a cadere sotto i colpi incalzanti degli studiosi, anche grazie alla disponibilità di tecniche diagnostiche sempre più raffinate. Un gruppo formato da ginecologi e biochimici del King's College di Londra ha ora utilizzato la funicolocentesi (cioè il prelievo di sangue dal cordone ombelicale sotto controllo ecografico) per indagare meglio lo sviluppo della tiroide prima della nascita e stabilire un intervallo di riferimento per la determinazione degli ormoni tiroidei nel feto. Ciò che finora è noto sullo sviluppo della ghiandola nell'uomo è infatti dovuto a studi istologici e a prelievi ottenuti in occasione di aborti o al momento del parto. In questi casi però la particolare situazione materna potrebbe influire sui risultati delle indagini; d'altra parte il tentativo di dosare gli ormoni tiroidei nel liquido amniotico nelle fasi intermedie della gravidanza non ha dato risultati soddisfacenti. La funicolocentesi, invece, è una tecnica che permette di investigare le funzioni fisiologiche del feto senza sottoporlo a particolari rischi. Nei campioni ottenuti dai più di sessanta feti sottoposti all'esame, i ricercatori londinesi hanno dosato T3, T4 e le loro frazioni libere, il TSH e la tireoglobulina, in un periodo compreso fra la dodicesima e la trentasettesima settimana di gravidanza: il dato più significativo è risultato il progressivo aumento nel tempo di ognuno di questi parametri, fatto che dimostrerebbe la relativa autonomia della maturazione della tiroide nel feto.
Considerando il comportamento dei singoli ormoni si evidenziano però alcune peculiarità dello sviluppo del sistema endocrino dipendente dalla tiroide: mentre la tiroxina raggiunge le concen-trazioni tipiche dell'adulto in 36 settimane circa, i livelli di T3 sono sempre risultati inferiori alla metà dei controlli materni. «Dal momento che la maggior parte della triiodo-tironina deriva dalla trasformazione periferica della tiroxina è possibile spiegare questa discrepanza ipotizzando che prima della nascita il sistema enzimatico necessario per la conversione non sia maturo, o comunque manchi uno stimolo per la sua attivazione» sostiene Alan McGregor, che ha guidato la ricerca.
Probabilmente anche l'asse ipofisi-tiroide funziona in modo diverso rispetto all'individuo adulto, in quanto i crescenti livelli di T4 riscontrati nello studio non mostravano alcun effetto inibitorio sulla secrezione del TSH, come avviene invece nell'adulto. Probabilmente l'ipofisi fetale è meno sensibile alla tiroxina, o l'effetto inibitorio di quest'ultima è controbilanciato da un progressivo aumento del fattore di rilascio ipotalamico. Vi è un'ultima possibilità: nel caso in cui prima della nascita il T3 fosse molto più importante del T4 nell'esercitare il feed-back negativo sull'ipofisi, considerati i bassissimi valori di questo ormone, nel feto non sarebbe mai raggiunta la soglia di inibizione.
Mentre sulle sponde del Tamigi si fanno ipotesi sulla fisiologia del sistema endocrino fetale, da oltre Oceano giunge la notizia di una concreta applicazione della funicolocentesi nella diagnosi prenatale di ipotiroidismo.
Kim Davidson, ginecologa dell'Università di Florida di Gainesville, riporta il caso di una giovane donna gravida, in trattamento da qualche tempo con propiltiouracile per morbo di Graves.
Durante il normale monitoraggio della gravidanza, un'ecografia eseguita alla ventottesima settimana svelava un grosso gozzo fetale, sviluppatosi nonostante la consistente riduzione del dosaggio del farmaco antitiroideo. «Che la colpa fosse del farmaco è stato subito evidente. In caso di morbo di Graves materno l'altra possibile causa di ipotiroidismo fetale è il passaggio transplacentare di immunoglobuline inibenti la tiroide, ma le IgG della paziente in questione avevano un'attività troppo limitata per poter giustificare un quadro del genere» spiega la ginecologa statunitense.
La tumefazione cervicale misurava infatti nel suo diametro maggiore 44 millimetri. Dopo aver dimostrato l'insufficienza ghiandolare prelevando un campione di sangue dal funicolo ombelicale, i ginecologi della Florida l'hanno curata con successo, somministrando direttamente nel liquido amniotico la tiroxina mancante, ogni settimana fino al parto.
A quel punto i parametri tiroidei della neonata risultavano tutti nei limiti della norma, anche dopo i numerosi controlli eseguiti a distanza di tempo.

 

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nim
27-9-2006



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