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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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DERMATOLOGIA: << I diversi tipi di pelle >>
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ANTONINO PELLEGRITI CME NET

È cognizione comune che se la struttura generale della pelle umana è - sotto il profilo istologico - quella descritta nei pre¬cedenti capitoli e pertanto valida per tutti gli individui e le raz¬ze, le variabilità cutanee dei singoli soggetti sono tuttavia estremamente frequenti e condizionate da fattori diversi: l'et¬nia, l'ambiente di vita, l'alimentazione abituale, lo stato di sa¬lute generico, l'attività ormonale più o meno corretta, il tem¬peramento neuro-vegetativo e così via. Nel corso della vita dello stesso individuo, poi, si possono ave¬re varianti della fisiologia cutanea a carattere più o meno tem¬poraneo; l'esempio più tipico è rappresentato dal sesso fem¬minile per tutto l'arco di tempo che ne costituisce la cosiddet¬ta età fertile: ad ogni ciclo mestruale, infatti, il pH cutaneo su¬bisce una sensibile elevazione dei propri valori, così come la secrezione sebacea e quella sudorale presentano distorsioni della loro composizione biochimica. Analogamente, il contat¬to prolungato, per lo più condizionato da necessità professio¬nali, con prodotti chimici ad azione detergente, influisce co¬stantemente sulla struttura del mantello idro-lipidico cuta¬neo, abbassandone le potenzialità difensive e determinando l'insorgere di fenomenologie deterioranti lo strato corneo epi¬dermico, con la conseguente comparsa di secchezza della pel¬le, anche quando questa era originariamente normale. Esistono tuttavia costanti fisse nella composizione fisico-chi¬mica dei vari strati cutanei e dei loro annessi, che determina¬no la possibilità di classificazione dei vari tipi di pelle, così co¬me è di comune accettazione in Estetica Medica. In realtà lo strato corneo riveste una funzione fondamentale nella regola¬zione delle perdite idriche dell'organismo, perché - senza di esso - queste sarebbero a quote superiori ai 91./24 h., del tutto insostenibili per il normale metabolismo corporeo; accanto alla gravissima insufficienza renale conseguente alla tossicosi catabolica, la perdita immensa di liquidi che si verifica per le ampie distruzioni dello strato corneo è appunto una delle cau¬se di morte nei grandi ustionati.
Nello strato corneo, poi, l'acqua non è libera di circolare (data la mancanza di vasi), ma appare come «imprigionata» all'in¬terno delle cellule cheratiniche, di cui determina il rigonfia¬mento imbibitivo. In questa sede la motilità dell'acqua è rego¬lata da due importanti elementi: - l'architettura cellulare dello strato stesso, in cui le cellule sono sovrapposte fra di loro a mo' di tegole di un tetto, il che costituisce già un ostacolo alla perdita liquida - la presenza degli NMF («naturai moisturizing factors»), so¬stanze igroscopiche di natura aminoacida, che fissano l'ac¬qua a livello cellulare. Di questi NMF abbiamo già parlato nel capitolo della struttura generale della pelle e delle sue funzioni, riportandovi anche una tabella specifica riguar¬dante la loro composizione biochimica (vedi). Nonostante ciò anche il tasso idrico dello strato corneo può subire variazioni importanti a seconda dell'azione di agenti esterni, la cui intensità nociva può divenire in grado di com¬prometterne seriamente tanto la funzione di barriera mecca¬nica quanto la funzione biologica: e questo in entrambi i sen¬si, dal momento che la disidratazione come l'iperidratazione sono condizioni anomale di notevole pericolosità per la fisio¬logia cutanea. Ma mentre la seconda rappresenta uno stato per lo più eccezionale e quindi abbastanza raro a verifìcarsi nella pratica (un esempio non infrequentissimo è costituito dalle cosiddette «medicazioni occlusive», che, non lasciando traspirare la cute, ne accrescono a dismisura lo stato di imbibi¬zione locale, determinandone la macerazione); la prima, inve¬ce, è fenomenologia più comune di fronte a condizioni am¬bientali di relativo riscontro (esposizione prolungata al sole, riscaldamento ambientale eccessivo, bassa igroscopicità at¬mosferica, contatto prolungato con solventi organici od uso di detersivi alcalini, etc), per cui rappresenta un'autentica forma diffusa di sofferenza cutanea.
Non va dimenticato che - in seno agli strati cellulari dell'epi¬dermide - l'acqua è praticamente l'unico elemento cementan¬te le differenti strutture, il che ne fa la responsabile principale delle qualità estetiche (morbidezza e levigatezza in primo luo¬go) e di quelle biomeccaniche (elasticità, velocità di ritorno al¬le condizioni originarie dopo stiramento o deformazione, per¬meabilità) della cute. La riduzione del tasso idrico cutaneo, pertanto, si traduce in una serie di fenomenologie bene evi¬denti e quindi facilmente valutabili, che ne coinvolgono an¬che la componente proteica, per cui gli aminoacidi costitutivi finiscono per legarsi fra di loro e non più con l'acqua e le so¬stanze idrosolubili: questo condiziona una disorganizzazione strutturale e funzionale dello strato corneo che - a tasso idrico ancora relativamente ridotto - si estrinseca con fenomenolo¬gie di semplice rilevanza estetica (pelle vizza, anelastica, scre¬polata, arrossata, fissurata, desquamante); mentre in presenza di carenze di liquido sensibilmente superiori, determina vere e proprie lesioni di interesse dermatologico. Tenendo conto che la pelle è essenzialmente costituita da tre elementi fondamentali:
- l'acqua
- le proteine
- i grassi,
ogni anomalia quantitativa che possa interessare uno dei sud¬detti componenti genererà, a sua volta, condizioni «non fisio-logiche» particolari, entro le quali sono compresi tutti gli ine¬stetismi verso i quali tanto il medico quanto l'estetista rivolgo¬no le loro particolari attenzioni terapeutiche. In relazione a ciò è classico distinguere fra di loro i seguenti ti¬pi di pelle, ognuno dei quali può, a sua volta, presentare pro¬prie varianti particolari:
- la pelle normale
- la pelle secca
- la pelle grassa
- la pelle mista.
La pelle normale (non necessariamente appannaggio esclusivo dell'età giovanile, anche se qualcuno tende a classificarla co¬me «pelle giovane») è quella che presenta un armonico rap¬porto non solo fra le sue componenti strutturali, ma altresì fra quelle biochimiche, così da conferirle l'aspetto di «pelle au¬tenticamente sana», aspetto che viene confermato già alla semplice ispezione visiva, ma soprattutto dai risultati di quelle classiche manovre semeiologiche (o d'esame) che verremo poi descrivendo particolareggiatamente. Al contrario di quan¬to potrebbe apparire ad una considerazione superficiale, non è che la pelle normale rappresenti un capitolo di scarso inte¬resse estetico, in quanto proprio la conservazione prolungata del suo stato di salute cimenta gli operatori e le operatrici del settore specifico in una spesso ardua campagna d'informazio¬ne improntata a risvolti di ordine igienico, dietetico, culturale ed operativo cui spesso non viene attribuita tutta la dovuta ri¬sonanza pratica.
La pelle normale appare di aspetto luminoso, di colorito sano in quanto bene irrorata, di tonicità ed elasticità evidenti, liscia al tatto, con annessi cutanei presenti in quantità ed in connes¬sioni fisiologiche. Mantenerla nel tempo al di là dei periodi adolescenziali e giovanili della vita implica la conoscenza del¬la sua possibile labilità cronologica, dei fattori endogeni ed esogeni che possono condizionarne l'avvizzimento, il corretto uso di cosmetici a composizione chimica adatta, le caratteri¬stiche funzionali del trucco da applicare e la necessità assoluta di non abusarne.
La pelle secca viene per solito definita come quella in cui la percentuale di contenuto acquoso (e conseguentemente di umidità) appare sensibilmente ridotta rispetto ai parametri normali {pelle secca disidratata). Ne esiste tuttavia anche una seconda variante, in cui l'aspetto caratteristico (avvizzita, sot¬tile, facile alle screpolature ed alle fissurazioni) è condizionato dalla scarsa componente sebacea del mantello idrolipidico, per insufficiente secrezione grassosa o per scarsità numerica degli apparati sebacei {pelle secca asteatosica o alipidica). È fin troppo evidente come - sotto il profilo eminentemente ope¬rativo - la precisa identificazione dell'una piuttosto che dell'altra variante rivesta un carattere di estrema importanza ai fini della adozione di un ben differenziato trattamento cosmetico. La pelle grassa è quella che, per l'eccessiva produzione seba¬cea da parte delle sue strutture, appare lucida, untuosa al tatto, con aspetto superficiale «a buccia d'arancio» per gli avvalla¬menti prodotti dalle aperture follicolari abnormemente dilata¬te. Comprende anch'essa due sottovarietà: una è Impelle oleo¬sa (che, nei gradi estremi di ipersecrezione sebacea, diviene pelle seborroica) e che ha le caratteristiche appena descritte; l'altra è la pelle grassa asfittica, in cui si osserva la iperprodu-zione di un sebo particolarmente compatto e ceroso, stagnan¬te nel follicolo, di cui occlude le aperture esterne, e su cui si impiantano facilmente formazioni di zaffi cornei e di punti neri (o «comedoni»): costituisce, in genere, il primo stadio di comparsa dell'acne volgare.
La pelle mista è quella che raggnippa, in uno stesso apparato tegumentario, zone non necessariamente contigue di pelle secca e di pelle grassa: per solito le prime si rinvengono attor¬no agli occhi, sulle guance e sui contorni del viso, le altre al naso, alla fronte ed al mento, cioè là dove maggiore è la per¬centuale di ghiandole sebacee. Proprio in ragione di questa variabilità compositiva si suole suddividere la pelle mista in:
- pelle mista tendente al grasso e
- pelle mista tendente al secco
a seconda della maggiore o minore estensione delle diverse zone.

 

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nim
6-6-2006



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