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Numero 3 Anno 7  III Trimestre - anno MMXVIII

 
 

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DERMATOLOGIA: << LA CRESCITA DEI CAPELLI >>
Occorre attendere il quarto mese per i primi risultati

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I primi abbozzi del follicolo pilifero appaiono nel feto già fra l'ottava e la dodicesima settimana di vita, soprattutto nella regione sopraccigliare, mentre per trovarne nel cuoio capelluto occorre attendere il quarto mese.
Al momento della nascita le strutture pilifere sono completate, anche se la loro attività rimane in gran parte ancora da espletarsi: la vascolarizzazione del bulbo è infatti assicurata dalla presenza di sottili vaserellini ipodermici che si anastomizza-no nella papilla dermica, mentre una rete di fibrille nervose converge e si arborizza attorno al follicolo pilifero. Certamente condizionata da influssi ormonali, la crescita del capello avviene secondo un ritmo ciclico (il «ritmo del pelo»), che subisce influenze stagionali e presenta notevoli variazioni individuali di squisita impronta genetica. Questo ciclo ha tre fasi, in cui si alternano perìodi dì attività ad altri di quiescenza produttiva, così definite:

lo stadio anagen, o della crescita, in cui te cellule della matrice subiscono suddivisioni mitotiche praticamente ogni 12 ore, differenziandosi ed accumulando al loro interno la cheratina; in virtù di questa loro moltiplicazione, le cellule della matrice arrivano a ricoprire la papilla, costituendo un nuovo bulbo: per effetto di ciò il capello neoformato è in grado di crescere e quello vecchio viene espulso ed eliminato;
lo stadio catagen, o dell'involuzione, in cui le divisioni mitotiche cessano bruscamente, il bulbo si atrofizza e si stacca dalla papilla, iniziando a risalire il follicolo fino alla sua apertura esterna;
lo stadio telogen, o del riposo, in cui tutto il capello appare cheratinizzato e pronto per venire eliminato
Circa la durata media di ciascun periodo di questa fase tricicli-ca, si può dire che:
a) lo stadio anagen dura in media 3 anni
b) lo stadio catagen dura due settimane
c) lo stadio telogen dura quattro mesi.
Una volta accertata su basi scientifiche l'esistenza di questi cicli evolutivi nell'arco della «vita» del capello, agli studiosi di tricologia (che è la scienza che indaga l'istologia, l'anatomia, la fisiologia e la patologia del capillìzio) è stato possibile stilare un «tricogramma ideale», basato sulla analisi morfologica, al microscopio, della radice dei capelli - prelevati per depilazione - i cui dati relativi sono riportati qui di seguito:


TRICOGRAMMA NORMALE IN GIOVANE ADULTO

Stadio anagen 84%

Stadio telogen 15%

Stadio catagen 1%

N.B.: Si considerano ancora normali, per lo stadio anagen. valori attorno al 65-70%.



In sede pratica, l'utilità della esecuzione del tricogramma è indubbiamente rimarchevole: occorre tuttavia sottolineare come esso - per rispettare in pieno le sue finalità diagnostiche e soprattutto prognostiche - richiede di venire eseguito con la maggior precocità possibile, ai primi sintomi di alterazione del capillizio; quando una patologia è invece instaurata da tempo - come nel caso di una alopecia seborroica a latenza abbastanza lunga - i dati che ne risulteranno non potranno venire utilizzati in maniera ottimale.
Non diversamente da tutte le altre strutture tegumentarie cutanee, anche il capello è normalmente soggetto alle «aggressioni» da parte dell'ambiente esterno (calore, umidità, secchezza eccessiva) ed anche come conseguenza di un'igiene scorretta (lavaggi troppo frequenti con prodotti inadatti, lavaggi eccessivamente distanziati fra di loro), o per uso di cosmetici impropri (brillantine, tinture, gel, fissatori di scadente qualità); da ultimo non vanno trascurate talune affezioni particolari che costituiscono una vera e propria patologia del cuoio capelluto (che riconosce nella seborrea la manifestazione più frequente e clamorosa), e l'abitudine prolungata all'uso di particolari farmaci, come gli anticoncezionali orali, i cui effetti «lesivi» a lungo andare sono stati chiaramente documentati. La reazione del capello di fronte a queste varie aggressioni può manifestarsi con tre diversi gradi di intensità:
1) una minima, in cui la suddivisione mitotica delle cellule germinative bulbari si arresta per qualche tempo, per poi ristabilirsi regolarmente (e questo è verificabile, al microscopio, con la comparsa di tacche sullo stelo del pelo, con conseguente diminuzione segmentaria del diametro del fusto);
2) una decisamente più importarne, in cui il ciclo trifasico fisiologico sì arresta bruscamente, con accelerazione della comparsa della fase catagen e soprattutto di quella telogen (si assiste allora ad una marcata caduta di capelli - il cosiddetto «effluvio telogen» - che si sviluppa, mediamente, nell'arco di tre anni);
3) una massimale, nel corso della quale risultano lesi sia il bulbo che la radice: il capello diventa distrofico e si spezza.
Riportiamo qui sotto le caratteristiche, rilevabili al tricogramma, di alcune fondamentali alterazioni del capillizio in situazioni anomale diverse:

ALTERAZIONI DEL TRICOGRAMMA IN SITUAZIONI ANOMALE DIVERSE

Tipo
Reperto tricogramma
Morfologia del capello

Lavaggi troppe frequenti
telogen ++
Capelli distrofici

Assunzione di anticoncezionali
fase telogen più duratura


Alopecia post-partum
telogen ++
Capelli spezzati

Alopecia post-febbrile
quota telogen molto accentuata (30-50%)


Alopecia diffusa

Capelli distrofici

Alopecia seborroica
telogen +
Capelli spezzati e distrofici




La vita media dei capelli ha una durata che si aggira sui tre anni e talora anche di più; i processi di rinnovamento vengono influenzati dal progredire dell'età: in taluni soggetti, ed in particolare sulla sommità del cuoio capelluto, ma anche in persone in età giovanile, può venire a mancare, per cause diverse, la sostituzione della matrice ed allora la pelle di questa regione diviene precocemente glabra e si parla di calvizie. In condizioni fìsiologiche, e negli individui sani, sì assiste normalmente alla caduta di un numero di capelli oscillanti dai 50 ai 100 ogni giorno.
È stato infine calcolato che nei soggetti a capillizio rosso ci sono almeno 30.000 capelli, che nei bruni questi possono arrivare a 100.000 e nei biondi anche a 150.000.




IGIENE DEL CAPELLO
Sia l'igiene che la cosmesi del capello sono affidate ad una serie di prodotti particolari, che sono così classificabili:
a)
- shampoo
- dopo shampoo
- tonici
- brillantine
- fissanti, plissanti
b)
- decoloranti
- riflessami
- tinture
- arriccianti
- stiranti.

In totale è un complesso di 10 tipi di prodotti, a loro volta distìnti in due gruppi, di cui il primo racchiude essenzialmente i mezzi detergenti e quelli complementari a carattere estetico-funzionale, mentre il secondo comprende quelli cui compete una funzione più specificatamente decorativa. Quando capillizio e tegumento cranico sono in condizioni di normalità metabolica, gli unici dettami igienici da osservare ne riguardano la pulizia, che si ottiene con gli shampoo periodici (una o due volte la settimana), seguiti da un'accurata risciacquatura e dall'applicazione dei cosiddetti «dopo-sham-poo», per eliminare l'eventuale carica elettrostatica residua, dare luminosità alla chioma ed aumentarne la pettinabilita. Che cos'è, in realtà, uno shampoo? SÌ tratta di prodotti acquosi, che si possono confezionare tanto in forma liquida come cre-mosa, e persino a secco, nei quali sono sciolti dei tensioattivi (per lo più anionici) in dosi variabili dal 10% al 20%; a questi si possono poi aggiungere altri prodotti destinati a migliorarne la qualità, ad esempio nei confronti della morbidezza o della lucentezza del capello.
Come deve essere uno shampoo per capelli normali? La sua composizione dovrà risultare fondamentalmente improntata alla osservanza di questo dato: che i legami chimici delle complesse strutture cheratiniche del capello sono influenzabili - e quindi modificabili - al contatto con sostanze alcaline od acide, cui spetta il compito di trasformare le proprietà meccaniche della cheratina stessa; ad esempio, in un ambiente alcalino l'acqua tende a gonfiare le proteine del capello, per cui le scaglie dell'epidermicola si staccano fra di loro e la sostanza basica impregna lo stelo, lo indebolisce e lo spezza. In ragione di ciò uno shampoo cosmetico normale deve rispondere ai seguenti requisiti:
- avere un pH compreso fra 5 e 7,5
- essere privo di sostanze alcaline
- possedere un effetto sgrassante non eccessivo
- essere privo di sostanze irritanti per il cuoio capelluto
- avere un potere detergente notevole anche se usato con acque fortemente calcaree, situazione abbastanza facile a riscontrarsi soprattutto nelle grandi città - causare una produzione buona, ma non eccessiva, di schiuma.
A proposito di quest'ultima caratteristica, va sottolineato come abbondanza e levità della medesima non vadano affatto a pari passo con il potere detergente di uno shampoo, contrariamente a quanto sottolineano in proposito molte illusone pubblicità.
Terminato lo shampoo, i capelli devono apparire morbidi e lucenti, facili da pettinarsi tanto se secchi quanto se bagnati.
Un eccesso di contenuto di tensioattivi, al contrario, non è mai benefico per il capello, in quanto risulta fonte pressoché sicura dì sgradevoli effetti secondari, che vanno dalla iperpro-duzione reattiva di sebo, alla comparsa di prurito e di rossori cutanei, alla fragilità del capello.

 

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28-9-2006



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